Per la prima volta nella mia vita ho avuto il piacere di sfogliare la rivista per eccellenza, il New Yorker, e ho potuto farlo in un ristorante fiorentino (recensito dal settimanale).
Ieri pomeriggio a Firenze sono andata a vedere la mostra a Palazzo Strozzi dedicata a Pablo Picasso e all'influenza che la sua arte ha avuto sugli artisti spagnoli. All'interno dell'allestimento sono presenti molte opere eseguite da artisti da me (purtroppo) sconosciuti ed una tra le tante mi ha colpito maggiormente. Si tratta di un dipinto di José Gutiérrez Solana intitolata Clowns del 1920. Il motivo di tanta attenzione riguarda le figure
rappresentate ed in particolare gli abiti che mi hanno ricordato lo
stile delle collezioni di Dolce & Gabbana. Quando la moda imita l'arte...
Anche quest'anno è arrivato il momento di bilanci ed elenchi. Se rileggo il post sull'estate precedente, sento che veramente è passato tanto tempo e che in parte non sono più la stessa.
L'estate è stata la conclusione di un inverno e una primavera decisamente movimentati: sempre in giro, sempre con la valigia pronta, nuove amicizie, tante conoscenze, parecchio divertimento, qualche momento di sofferenza, tante paure. Ma sempre cercando di non perdere l'equilibrio. E qui dico grazie a chi mi ha educata ad avere tante consapevolezze.
Via procediamo con l'elenco.
- questa è stata l'estate di Stella e dei suoi stupendi saluti, pieni di tanta felicità. Stella sei unica!
- l'estate delle mie prime vacanze al Giglio. E qui permettetemi di ringraziare ancora Fra, il Comandante, Laura e quella grande isola che mi ha regalato tanto divertimento.
- l'estate di "Isola del Giglio batte Claudi 1 a 0". Ma tutti sappiamo che soldatino Claudi saprà rifarsi.
- l'estate del Cynarone.
- l'estate dei
trent'anni di Ago, festeggiati degnamente. Spero sia stato felice di
tutta la partecipazione dei suoi amici. Insomma una bella festa, era
quello che volevo per lui.
- l'estate in cui ho iniziato a rivedere Lost. Si proprio dall'inizio. Grandi emozioni. E qui vorrei citare uno che di Lost se ne intende parecchio, un giornalista che ha saputo andare oltre la serie, oltre il particolare per vedere l'universale. Sto parlando naturalmente di Aldo Grasso, grande supporter dell'Isola, che ha scritto un articolo uscito a luglio sul Corriere della Sera. Riporto il passo che mi piace da impazzire: Come dice Jack Shepard, il tormentato leader dei naufraghi di Lost, nella quinta parte della prima stagione: Sono già sei giorni, e aspettiamo ancora. "Aspettiamo che qualcuno venga. Ma se non venissero? Basta aspettare: ora dobbiamo cominciare ad affrontare la situazione (..). Una settimana fa eravamo estranei. Ma siamo tutti qui ora, e Dio solo sa per quanto ancora. Ma se non riusciamo a vivere insieme, moriremo da soli." Gli uomini restano irrimediabilmente distanti finchè, in qualche modo, non si consumano le loro differenze; spesso è il dolore a riunire i diversi orizzonti della nostra comune, mascherata miseria.
- l'estate delle mancanze. Inutile nasconderle.
Quando si avvertono queste mancanze, scaturite da motivazioni
differenti, rappresentano pesi da sostenere che hanno portato i
medesimi risultati: è mancato lo sguardo, la complicità, la risata,
lo sfogo, la consuetudine, le telefonate di prima mattina. Quindi si,
mi siete mancate. E questo penso che basti.
- ma questa è stata anche l'estate di via Maggio, del Ponte Santa Trinita, di Ipaaaaad, di "Ilaria ma lo vedi come è bello il tetto del palazzo di Ferragamo su questo cielo limpido?" Bene, in questa specie di universo parallelo ho ricevuto una marea di insegnamenti. Sono felice di essermi imbattuta con entusiasmo in quello che per certi aspetti ha cambiato completamente il mio modo di vedere e vivere la vita. Quindi GRAZIE.
- l'estate in cui sono tornata bionda.
- l'estate di Giulio, il sedicenne a cui ho fatto ripetizioni di italiano. I dialoghi con lui, le sue battute, le sue domande sono state fonte di grande stimolo per me. E poi la commedia, la tragedia, il romanzo storico, quello psicologico sono stati argomenti grazie ai quali si è instaurata una comunicazione che mi ha fatto rivedere tanti aspetti che avevo dimenticato. Quindi grazie anche a te, Giulio. So che sei una ragazzo con una bellissima cifra, quella potenza che tanti altri un giorno ti invidieranno e che io ho avuto il piacere di scorgere tra il teatro elisabettiano e i Promessi Sposi.
- l'estate in cui è nato Alessandro! Elena ti voglio bene.
- l'estate delle olimpiadi di Londra e delle cene consumate davanti alle gare di tuffi. Beh in quest'occasione non posso non pubblicare questo video. Gli americani sono proprio fatti di un'altra pasta. Guardare per credere...poi adoro questa canzone!
- l'estate in cui ho scoperto dell'esistenza dei Cinque Tibetani. E non sono i protagonisti di un film porno come qualcuno ha insinuato.
- l'estate delle alleanze. Quando se ne stabilisce una non ragioniamo più secondo solo i nostri interessi ma formiamo una squadra. Io confido molto nell'alleanza che si è trasformata in condivisione e amicizia e che è stata di supporto nei momenti più strambi (si strambi, non voglio usare altri termini). Perchè lo spirito di solidarietà è tutto quando sai di poter contare su una persona. E io ci sono.
- l'estate in cui mi sono emozionata ascoltando Cosimo cantare una canzone di Adele. Seduto sul sedile posteriore della macchina, sguardo pensieroso e rivolto verso il cielo, impegno, cuore, sentimento, voce. La canzone? Don't you remember. Il ritornello cantato da lui è veramente da brividi.
E da qui mi sono innamorata di questa cantante, le cui note sono state la colonna sonora dei miei viaggi in treno, delle mie camminate in via Tornabuoni, della strada per arrivare al Refugio, dei miei momenti di solitudine. Su questo non vado oltre perchè molto personale.
- l'estate in cui mi si è insinuato il dubbio che qualcuno possa aver commesso una violazione. E questo sarebbe un fatto gravissimo.
- l'estate dove ho assistito da spettatrice curiosa al desiderio di cambiamento, alla voglia di voltare pagina.
- l'estate di: "le relazioni posso avere mille sfaccettature", di: "viviamoci questa vita!" e di: "vediamoci!"
- l'estate della Vogue Fashion Night a Firenze e in quella notte ho capito che voglio una casa come i camerini del negozio di Ferragamo. Ah si mi sono pure innamorata di una DJ pazzesca..
- L'estate in cui Silvia è partita per Monaco e quindi ho scaricato Skype per lei. Silvia mi manchi ma l'ho già scritto. Ma lo sai già.
Insomma eccomi, è arrivato settembre. La
confusione, le corse, le parole non dette, quelle scritte, i gesti
che si compiono, i sorrisi, gli abbracci, le sigarette fumate, i
pisolini pomeridiani, le infinite discussioni, gli incoraggiamenti,
la voglia di condivisione, i pranzi, le cene. Porto tutto con me.
Vi assicuro che custodisco gelosamente ogni momento
di felicità.
Mi piace concludere citando un paragrafo dal libro
Sostiene Pereira che ho letto qualche sera fa:
"...quello che viene chiamata la norma, o il
nostro essere, o la normalità, è solo il risultato, non una
premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto
nella confederazione delle nostre anime; nel caso sorga un altro io,
più forte e più potente, codesto io spodesta l'io egemone e ne
prende il posto, passando a dirigere la corte delle anime, meglio la
confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene
spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco
diretto o per una paziente erosione.."
Credo che il mio vecchio io egemone sia stato
spodestato da diverso tempo.
I cambiamenti a volte possono dare un nuovo senso alla tua vita,
l'importante è saperli vivere.
Durante le mie giornate fiorentine riesco sempre a ritagliarmi una fetta di tempo per fare una visitina a quello che considero uno dei negozi più interessanti in circolazione: H&M. Trovo l'azienda svedese che produce abiti low cost interessante per una pluralità di motivi:
- mi piacciono molto gli abiti e gli accessori (soprattutto gli orecchini per cui ho una vera passione) che posseggono quel sapore di novità ed esprimono una certa vitalità estetica.
- mi piace l'idea del low cost accessibile a tutti (pantaloni a euro 9.95 che fanno una figura dignitosa, comprati chiaramente di tutti i colori)
- mi piace questa moda veloce e colorata che ti fa sentire molto, mooolto giovane.
- mi piace la musica che ascolto quando sono lì.
- mi piacciono molto i ragazzi che ci lavorano, anche loro rappresentano quell'idea di forte vitalità (sempre ganzi, mai banali nell'abbiglimento, soprattutto gli uomini)
Ma l'elemento che preferisco in assoluto quando entro in un negozio H&M è l'osservazione della varietà umana che, come me, decide di comprare abiti a basso costo. Quello che mi colpisce di più è, manco a dirlo, lo stile di qualcuno che diviene sempre fonte di spunti e idee per aggiungere qualche nuovo pezzo ai miei armadi.
L'unico neo del negozio di Firenze è quella terribile puzza di fogna appena si entra ma devo dire che superati i due gradini il puzzo non si sente più. (Però mi chiedo: si può fare qualcosa? Ma da che dipende?)
BENE.
Dopo aver elencato i pregi del negozio arriviamo al motivo del post.
Ieri mi reco in visita e scopro che giovedì (cioè oggi) avrebbero iniziato a mettere in vendita la collezione disegnata da Marni per H&M.
BENE.
Leggo all'entrata il solito elenco delle limitazioni (vedete qui alla destra) in cui l'azienda indica le modalità di acquisto: ogni cliente può comprare al massimo un pezzo per ciascun articolo.
Non si vogliono furbette.
Qui si vuole vendere democraticamente tutto a tutti. Anche questo, manco a dirlo, mi piace parecchio.
Comunque torniamo al punto.
Visto che mi ero persa la collezione di Versace e visto che oggi sono a Firenze decido di avventurarmi nell'impresa "Marni" durante la pausa pranzo. Devo assolutamente riuscire a prendermi qualcosa e poi insomma sono curiosa di respirare l'atmosfera di ressa causata da quest'iniziativa.
Esco da lavoro, vado al bar Mariano, mi faccio fare un panino (salmone, rucola, philadelphia), saluto e parto in direzione H&M.
Arrivo in negozio (l'ultimo boccone del panino lo mangio sulle scale con, ahimé, il solito puzzo di fogna) e entro. Vado al piano di sotto dove è esposta la collezione e lì già mi gaso perchè vedo quello che mi ero immaginata. La linea Marni, concentrata al lato destro del piano, è transennata
con bodyguard annesse che cercano di far entrare una ventina di persone
alla volta. C'è una discreta fila ma ormai ci sono e quindi mi dico: Proviamoci!
Prima però lancio uno sguardo al di là delle transenne per vedere cosa è rimasto e riesco a scorgere qualcosa di interessante. Mentre sono lì che aspetto il mio turno di entrata inizio a sfogliare (come direbbe qualcuno questo è un dettaglio parecchio snob) il Giornale dell'Arte dove è riportata un'esaltante recensione del catalogo ragionato di Sergio Vacchi e già che ci sono fornisco indicazioni in inglese e francese alle altre povere pazze che, come me, sono in fila in questo delirio.
Faccio la mia fila e dopo una ventina di minuti entro nella zona transennata che fa tanto striscia di Gaza. Lì ho dieci minuti di tempo per scegliere quello che mi piace e poi devo inesorabilmente uscire per far posto alle altre persone in fila. Con mia grande sorpresa riesco a scovare una maglia e una gonna di seta della mia taglia (le avevo viste il giorno prima su internet) e in più il foulard che avevo deciso di regalare alla sorella di Ago per il suo compleanno. Esco dalla zona Marni e mi dirigo verso i camerini dove però c'è una fila pazzesca. E ora come si fa? Mi viene un'idea. Mi giro verso una commessa e le chiedo se posso andare a provarmi i pezzi Marni di sopra, dove c'è il reparto uomo. La commessa mi dice di fare un tentativo perchè probabilmente lì potrei trovare meno fila.
Quindi parto in direzione primo piano dove effettivamente non c'è molta fila e, sorpresa delle sorprese, trovo quella che considero la donna più chic di Siena con cui inizio a chiacchierare (di vestiti). Sono abbastanza titubante per la gonna di seta perchè penso che non torni molto bene ma ormai ci sono e un tentativo voglio farlo. Provo i miei capi e, sorpesa delle sorprese numero due, mi stanno bene!
Nel frattempo nei camerini c'è un viavai di gente: chi si prova i vestiti, le scarpe, chi si scambia le taglie, chi lascia le cose che non compra alle altre ragazze in fila. Insomma una gran confusione con retrogusto delirante dove sembrano tutti felici ma di quella felicità dovuta all'isteria del momento. Esco dai camerini e vado di corsa a pagare come se avessi paura che qualcuno possa portarmi via i miei preziosissimi capi. Alla cassa chiedo pure le stampelle (tanto ormai...) che la commessa mi regala.
Esco con la borsa di Marni. E qui, sul Ponte Santa Trinita, sono felice (e parecchio gasata).
BENE. Sono contenta di ricominciare a scrivere in questo blog proprio oggi. L'inverno è stato lungo ma pieno di novità e denso di nuove esperienze. La scoperta della bellezza di Firenze, lo stimolo di un nuovo lavoro, la conoscenza di tante persone, la profondità di alcune amicizie. Sono momenti interessanti soprattutto se si decide di viverli con curiosità e leggerezza. Ma sempre con una grande coscienza di sé.
In tutto questo mi pare doveroso ringraziare la persona che mi ha accompagnata, ascoltata e sostenuta in questi ultimi mesi. La sua presenza, a volte molto divertita, è divenuta un punto di riferimento costante per il mio nuovo presente. Grazie.